Il report settimanale di Crédit Agricole CIB fotografa il posizionamento degli operatori sui mercati valutari del G10, cioè le dieci valute più scambiate al mondo. Lo strumento principale è il G10 FX PIX 3.0, un indice proprietario che aggrega diverse fonti di dati: i dati CFTC (report ufficiale della Commodity Futures Trading Commission americana che mostra le posizioni speculative), i flussi interni della banca, i risk reversals (strumenti derivati che rivelano la preferenza del mercato per protezioni al rialzo o al ribasso) e gli indicatori tecnici RSI (misura della velocità con cui un prezzo si muove, utile per capire se una valuta è sopravvalutata o sottovalutata). Il risultato è un numero compreso tra -3 e +3: valori positivi segnalano una posizione di mercato complessivamente lunga (cioè il mercato ha comprato quella valuta), valori negativi indicano una posizione corta (il mercato ha scommesso sul ribasso). Quando un indice si avvicina agli estremi, si parla di ipercomprato o ipervenduto, situazioni che storicamente tendono a invertirsi. Questa settimana i segnali più estremi riguardano il dollaro USA (il più comprato) e il dollaro neozelandese NZD (il più venduto).
La sterlina britannica e il franco svizzero sono entrambe in territorio di ipercomprato, il che significa che il mercato le ha acquistate in modo massiccio nelle ultime settimane, portandole a livelli che difficilmente possono essere sostenuti senza una correzione. Per il franco svizzero, l'interesse acquirente della settimana è stato guidato principalmente dai flussi IMM (International Money Market, il segmento speculativo dei futures valutari), con gli investitori istituzionali di lungo periodo che hanno comprato, mentre banche, aziende e hedge fund hanno venduto. Per la sterlina invece, sono stati soprattutto aziende e hedge fund a comprare, con banche e investitori istituzionali che hanno ridotto l'esposizione. La settimana scorsa il modello ha guadagnato lo 0,82% grazie a una posizione corta su GBP/USD (scommessa sul calo della sterlina contro dollaro) e una posizione lunga su USD/CHF (scommessa sul rialzo del dollaro contro franco svizzero). Nonostante i segnali restino attivi, questa settimana non vengono aperte nuove operazioni perché il 31 agosto era un giorno festivo nel Regno Unito, condizione che le regole del modello escludono dall'operatività.
Il dollaro americano è la valuta con la posizione lunga più grande tra tutte le valute G10, sostenuto da nuovi acquisti della settimana guidati principalmente dai flussi tattici, cioè operazioni di breve termine legate a view di mercato contingenti piuttosto che a strategie strutturali di lungo periodo. A comprare dollari sono stati soprattutto gli investitori istituzionali di lungo periodo (real money investors, come fondi pensione e fondi comuni), mentre banche, aziende e hedge fund hanno venduto. All'opposto, il dollaro neozelandese NZD è la valuta con la posizione corta più ampia del G10: il mercato ha continuato a venderla, principalmente attraverso i flussi interni di Crédit Agricole CIB, con quasi tutte le categorie di investitori posizionate al ribasso tranne le aziende. Questa divergenza netta tra dollaro USA e dollaro neozelandese riflette le differenze percepite nelle prospettive economiche dei due paesi e la ricerca di rendimento (yield, cioè il tasso di interesse che una valuta o un titolo offre) favorevole all'USD.
L'euro ha subito nuove pressioni di vendita, guidate dai flussi IMM speculativi, con un quadro misto tra le categorie: banche e investitori istituzionali hanno comprato, mentre aziende e hedge fund hanno venduto. Lo yen giapponese (JPY) ha visto anch'esso vendite nette, sempre guidate da flussi IMM, con banche e aziende che hanno acquistato ma hedge fund e investitori istituzionali che hanno ridotto l'esposizione. Le corone nordiche, corona norvegese (NOK) e corona svedese (SEK), hanno entrambe subito vendite guidate da flussi tattici, a indicare un sentiment negativo di breve termine su queste valute. Il dollaro australiano (AUD) è invece l'eccezione positiva della settimana: ha visto nuovi acquisti su tutti e quattro i segmenti di investitori monitorati (banche, aziende, hedge fund e investitori istituzionali), segnale di un posizionamento costruttivo più ampio. Il dollaro canadese (CAD) ha subito vendite, con hedge fund e investitori istituzionali in uscita, nonostante banche e aziende abbiano acquistato.
Il G10 FX PIX 3.0 è anche una strategia di trading sistematica (cioè gestita da regole automatiche, senza discrezionalità): identifica le valute in ipercomprato o ipervenduto e apre posizioni contrarian, cioè scommette contro la direzione dominante del mercato, nell'ottica che gli eccessi tendano a correggersi. Il modello è partito da una base di 100 nel 2017 ed è cresciuto fino a circa 155-160 negli ultimi anni, come si legge dal grafico nella pagina 5. Tuttavia, negli ultimi dodici mesi ha registrato una performance negativa del 1,52%, con un hit ratio (percentuale di operazioni chiuse in guadagno) del 50%, cioè una operazione su due è stata profittevole. La tabella delle operazioni passate mostra una serie di trade su coppie come GBP/USD, USD/CHF, AUD/USD e USD/SEK, con risultati variabili tra il -1,99% e il +1,02% per singola operazione, a confermare che si tratta di una strategia di breve termine e non esente da rischi.
Le valute più a rischio di correzione nel breve periodo sono la sterlina britannica (GBP) e il franco svizzero (CHF), entrambe in zona di ipercomprato: quando il mercato si posiziona in modo così unilaterale, anche una piccola notizia negativa può scatenare vendite rapide. Il dollaro americano, pur restando la valuta più comprata del G10, beneficia di acquisti da parte di investitori di lungo periodo, il che lo rende strutturalmente più solido rispetto a GBP e CHF che dipendono maggiormente da flussi speculativi. Il dollaro neozelandese NZD, dall'altra parte, è la valuta più venduta e rimane vulnerabile a un rimbalzo tecnico se il sentiment dovesse migliorare. Nelle prossime settimane conviene monitorare soprattutto la coppia GBP/USD e USD/CHF, che sono state al centro delle ultime operazioni del modello e dove i segnali di posizionamento estremo sono più chiari.