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REPORT DEL GIORNO  ·  2026-09-06
Macro & Markets: Jackson Hawk or Jackson Bluff?
Nordea Markets Samir Barki 4 settembre 2026 FX & Tassi Rilevanza Alta
USDEUR/USDFedTassi USA
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MESSAGGIO CHIAVE

La Federal Reserve potrebbe alzare i tassi di interesse a settembre 2026, ma la vera domanda non è se lo farà, bensì cosa dirà dopo: un rialzo accompagnato da proiezioni di ulteriori strette sarebbe il segnale di un ciclo di politica monetaria più aggressiva, e spingerebbe il dollaro a rafforzarsi sull'euro nel breve periodo. Nordea si aspetta che la Fed alzi i tassi e lanci un segnale chiaramente restrittivo, interpretando il discorso di Jackson Hole come più 'falco' che 'bluff'. Sul lungo periodo, però, la visione rimane ribassista sul dollaro per via dei problemi strutturali americani legati al debito pubblico e alla credibilità della banca centrale.

Analisi Approfondita
Il quadro generale: la Fed davanti a un bivio

Il simposio di Jackson Hole (l'incontro annuale delle banche centrali di tutto il mondo che si tiene nel Wyoming) è ormai alle spalle, ma i mercati valutari attendono ancora il segnale definitivo. Prima della riunione del FOMC (il comitato della Fed che decide sui tassi) del 16 settembre, arriveranno tre dati chiave: i nonfarm payrolls (il rapporto sull'occupazione americana), il PPI il 10 settembre (l'indice dei prezzi alla produzione, che misura quanto pagano le aziende per produrre beni) e il CPI l'11 settembre (l'indice dei prezzi al consumo, cioè l'inflazione che tocca le famiglie). Con l'inflazione ancora troppo elevata, Nordea si aspetta un rialzo dei tassi a meno che i dati sul lavoro o sui prezzi non si indeboliscano in modo netto. Il mercato in questo momento assegna circa il 50% di probabilità a un rialzo, il che rende la decisione un vero lancio di moneta e una fonte immediata di volatilità. La questione più rilevante per il dollaro non è tanto se i tassi saliranno, quanto se la Fed indicherà che settembre è l'inizio di un ciclo di stretta monetaria prolungata o solo una mossa isolata.

Il caso 'falco': perché la Fed potrebbe alzare i tassi

L'argomento più forte a favore di un rialzo a settembre è semplice: l'inflazione resta troppo alta e la Fed rischia di perdere credibilità se non agisce. Con le elezioni di metà mandato a soli due mesi di distanza, un significativo inasprimento fiscale (cioè taglio alla spesa pubblica o aumento delle tasse per ridurre il deficit) non è realisticamente praticabile in tempi brevi, e la politica monetaria rimane l'unico strumento disponibile. Il Tesoro americano ha annunciato riacquisti di titoli di Stato più consistenti a partire dal 9 settembre, una misura che migliora la liquidità del mercato obbligazionario ma non cambia i fondamentali di inflazione e crescita. Se la Fed non alzasse i tassi nonostante dati solidi, gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più alti sulle obbligazioni a lungo termine (il cosiddetto premio per il rischio di inflazione e di credibilità), steepening (allargamento) della curva dei rendimenti e condizioni finanziarie più restrittive in modo disordinato. Un rialzo ordinato, accompagnato da proiezioni di tassi più alti, farebbe invece salire i rendimenti a breve più di quelli a lungo termine, appiattendo la curva in modo controllato.

Perché il 2025 conta e perché oggi è diverso

Il dollaro aveva subito un calo brusco nella prima metà del 2025, quando la narrativa sull'eccezionalismo americano (l'idea che l'economia USA crescesse stabilmente meglio del resto del mondo) si era sgonfiata: la nuova amministrazione aveva privilegiato le politiche commerciali rispetto alle misure pro-crescita, l'incertezza politica era aumentata e la Germania aveva annunciato un ambizioso piano di spesa fiscale che aveva rilanciato la storia della ripresa europea. Il dollaro si era poi stabilizzato grazie alla resilienza dell'economia americana. Oggi il quadro è meno netto: l'eccezionalismo americano non è più prezzato in modo eccessivo nei mercati, e i dati europei hanno sorpreso al rialzo mentre quelli americani hanno deluso. L'Eurozona però non è esente da rischi: i prezzi del gas naturale sono alti e le scorte sono stagionalmente basse, il che potrebbe frenare la crescita. Nordea prevede anche un rialzo dei tassi da parte della BCE (Banca Centrale Europea) a settembre, il che aggiunge complessità al quadro EUR/USD (il cambio euro contro dollaro).

I tre scenari possibili e le loro implicazioni

Nordea identifica tre scenari distinti in base a come si muoverà la Fed. Nel primo, lo scenario 'falco', la Fed alza i tassi e proietta un percorso di ulteriori rialzi: questo segnalerebbe l'avvio di un ciclo di stretta monetaria e spingerebbe il dollaro al rialzo contro l'euro nel breve periodo. Nel secondo, il cosiddetto 'rialzo di credibilità', la Fed alza i tassi ma lascia invariate le proiezioni future: il supporto al dollaro sarebbe più limitato e meno duraturo. Nel terzo, lo scenario 'bluff', la Fed non alza i tassi e Warsh (il presidente della Fed in questo scenario) minimizza la necessità di ulteriori strette: questo creerebbe pressione ribassista sul dollaro e lascerebbe i rendimenti a lungo termine esposti ai premi per il rischio di inflazione. Un quarto fattore da tenere presente è di natura geopolitica: un'escalation delle tensioni internazionali favorirebbe il dollaro come valuta rifugio (safe haven), indipendentemente dalla decisione sui tassi. Nordea ritiene lo scenario 'falco' il più probabile e posiziona il proprio scenario base su due rialzi entro fine 2026 e un ulteriore rialzo nel primo trimestre del 2027.

I rischi da tenere d'occhio

Il principale rischio al ribasso per la view di Nordea è una sequenza di dati più deboli del previsto che consenta alla Fed di restare ferma senza perdere credibilità. Il governatore della Fed Christopher Waller ha già segnalato che sosterrebbe una pausa se il CPI di settembre mostrasse ulteriori progressi verso il target del 2%. Un secondo rischio è che un rialzo venga letto dai mercati non come una risposta credibile all'inflazione ma come la conferma di un problema inflazionistico più persistente: in quel caso, i rendimenti a lungo termine salirebbero in modo brusco, le condizioni finanziarie si irrigidirebbero e l'effetto sul dollaro diventerebbe ambiguo. Infine, un'accelerazione dei dati americani potrebbe ribaltare il differenziale di crescita a favore degli USA e sostenere il dollaro anche senza un rialzo della Fed, mentre un'Europa in difficoltà energetica potrebbe ridurre il margine di apprezzamento dell'euro.

Implicazioni per i Mercati

Il dollaro americano potrebbe rafforzarsi nel breve periodo se la Fed alzerà i tassi il 16 settembre e comunicherà ulteriori rialzi futuri: in quel caso il cambio EUR/USD (quanti dollari vale un euro) subirebbe pressione al ribasso. I rendimenti dei Treasury americani a breve scadenza salirebbero più di quelli a lungo termine, appiattendo la curva dei tassi. Chi segue i mercati valutari dovrebbe tenere d'occhio nell'ordine: i dati sui payrolls, poi il PPI e il CPI, e infine il tono del comunicato della Fed del 16 settembre, in particolare le nuove proiezioni sui tassi (il cosiddetto dot plot). Sul lungo periodo, i problemi strutturali americani legati al debito pubblico e alla credibilità della banca centrale mantengono una pressione ribassista di fondo sul dollaro, ma nei prossimi mesi l'ago della bilancia è nelle mani dei dati macroeconomici.

Grafici del Report
US Treasury curve reaction after June, July FOMC meetings and Jackson Hole speech
US Treasury curve reaction after June, July FOMC meetings and Jackson Hole speech
Cosa mostra: Il grafico mostra due curve dal mese di maggio fino a settembre 2026: la linea azzurra chiara rappresenta lo spread (differenza di rendimento) tra il Treasury americano a 30 anni e quello a 2 anni, misurato in punti percentuali sull'asse sinistro (valori tra 0,6 e 1,2); la linea blu scuro rappresenta il DXY (indice del dollaro rispetto a un paniere di valute principali) sull'asse destro invertito (valori tra 97 e 102, con 97 in alto e 102 in basso). Si notano tre momenti chiave evidenziati da linee verticali, corrispondenti ai discorsi di Warsh: un 'debutto da falco' a giugno, un periodo 'meno aggressivo' a luglio e il 'ritorno del falco' ad agosto.
Implicazione: Quando Warsh ha adottato toni più aggressivi (falco), il DXY si è rafforzato (sceso sull'asse invertito, cioè salito in valore) e lo spread della curva si è mosso di conseguenza. Questo grafico mostra che il mercato reagisce più al tono della comunicazione della Fed che alla singola decisione sui tassi: chi monitora il dollaro deve prestare attenzione non solo al voto del FOMC ma alle parole che lo accompagnano.
US exceptionalism builds into 2024 election, holds through inauguration (DXY e S&P 500)
US exceptionalism builds into 2024 election, holds through inauguration (DXY e S&P 500)
Cosa mostra: Il grafico copre il periodo da settembre 2024 ad agosto 2025 e mostra due indici: il DXY (dollaro, linea blu scuro, asse sinistro tra 92,5 e 112,5) e l'S&P 500 (indice azionario americano, linea azzurra chiara, asse destro tra 4750 e 6750 punti). Fino a gennaio 2025 entrambi salgono insieme, con il DXY che tocca circa 110 e l'S&P 500 che supera 6500. Dopodiché il dollaro crolla bruscamente fino a circa 95, mentre le azioni subiscono un forte calo temporaneo prima di riprendersi.
Implicazione: La correlazione positiva tra dollaro e borsa americana nella fase di eccezionalismo americano è evidente: quando la narrativa si è rotta nel 2025, entrambi gli asset hanno sofferto. Oggi quella correlazione non è più così scontata, e questo è un segnale importante per chi gestisce portafogli internazionali: il dollaro forte non garantisce automaticamente rendimenti azionari elevati, e viceversa.
Different setup today compared to the 2025 move (PMI relativo e EUR/USD)
Different setup today compared to the 2025 move (PMI relativo e EUR/USD)
Cosa mostra: Il grafico superiore a pagina 4 copre il periodo da ottobre 2023 a luglio 2026 e confronta due serie: il PMI relativo USA rispetto all'Eurozona (indice che misura la forza economica comparata, linea blu scuro, asse sinistro tra -1 e 8) e il cambio EUR/USD (linea azzurra chiara, asse destro invertito tra 0,975 e 1,225). Si vede che quando il PMI relativo USA era molto alto (intorno a 6-7 a inizio 2025), l'EUR/USD era basso (dollaro forte). Poi il PMI relativo è crollato e l'EUR/USD è salito verso 1,20, per poi stabilizzarsi attorno a 1,10-1,15 nel 2026.
Implicazione: Questo grafico illustra il legame tra competitività economica relativa e valute: quando l'economia USA cresce più velocemente dell'Eurozona, il dollaro si rafforza sull'euro. Oggi il vantaggio americano si è ridotto, il che spiega perché l'euro si è ripreso. Se i prossimi dati USA sorprendessero al rialzo, il rapporto potrebbe invertirsi di nuovo a favore del dollaro.
Economic surprise index (Euro Area e United States)
Economic surprise index (Euro Area e United States)
Cosa mostra: Il grafico inferiore a pagina 4 mostra l'indice delle sorprese economiche per l'area euro (linea azzurra chiara) e per gli Stati Uniti (linea blu scuro) dal 2024 al 2026, con valori compresi tra -100 e +100. Un valore positivo significa che i dati economici hanno sorpreso al rialzo rispetto alle attese, un valore negativo al ribasso. Nella parte finale del grafico (2026) si vede l'indice europeo salire fino a circa +80, mentre quello americano scende verso valori negativi.
Implicazione: Questo indicatore è uno dei più seguiti dagli operatori di mercato per capire dove si stanno spostando le aspettative di crescita. L'attuale vantaggio europeo nelle sorprese economiche ha già sostenuto l'euro, ma se i dati USA tornassero a battere le attese, il dollaro potrebbe recuperare rapidamente terreno. Chi investe in valute dovrebbe monitorare questo indice settimana per settimana nelle prossime settimane.