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REPORT DEL GIORNO  ·  2026-09-12
BoE MPC preview (Sept-26): Unchanged Bank Rate, more cautious tone
Lloyds Bank Market Insights Nikesh Sawjani, Jeavon Lolay, Nicholas Kennedy, Hann-Ju Ho, Sam Hill, Gajan Mahadevan, Karim Henide 10 settembre 2026 Banche Centrali Rilevanza Alta
Bank of EnglandUK InflationQTTassi UK
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MESSAGGIO CHIAVE

La Banca d'Inghilterra lascerà i tassi di interesse fermi al 3,75% nella riunione di settembre: i prezzi dell'energia sono saliti e preoccupano, ma non ci sono ancora segnali che questa pressione si stia trasferendo su salari e prezzi in modo strutturale. La novità principale sarà sul fronte del Quantitative Tightening (la riduzione del bilancio della banca centrale, cioè la vendita progressiva dei titoli di Stato acquistati in passato): il target annuale scenderà da 70 miliardi a 50 miliardi di sterline, soprattutto perché meno titoli arrivano naturalmente a scadenza.

Analisi Approfondita
Il quadro generale: niente cambia, ma il tono si fa più cauto

La riunione di settembre del Monetary Policy Committee (il comitato che decide i tassi di interesse nel Regno Unito, l'equivalente del Consiglio direttivo della BCE) non dovrebbe portare sorprese sul fronte dei tassi: Bank Rate resterà al 3,75%. Il voto sarà probabilmente 6 a 3, proprio come a luglio: sei membri favorevoli a mantenere i tassi invariati, tre favorevoli a un ulteriore aumento di 0,25 punti percentuali. Quello che cambierà è il tono del comunicato ufficiale, che sarà più guardingo rispetto a luglio, con maggiore enfasi sui rischi al rialzo per l'inflazione nel breve periodo. In sostanza, la Banca d'Inghilterra dice: la situazione non è peggiorata abbastanza da giustificare un rialzo, ma non è migliorata abbastanza da abbassare la guardia. L'impianto di analisi costruito a luglio resta valido: l'inflazione headline (quella che misura il costo della vita in senso ampio, gas incluso) è salita come previsto, i salari privati crescono meno del temuto e il mercato del lavoro si sta allentando gradualmente.

Inflazione: il fuoco c'è, ma non si propaga

L'inflazione CPI (l'indice dei prezzi al consumo, il metro ufficiale con cui si misura quanto costano beni e servizi) è salita dal 2,6% al 2,9% a luglio, in linea con le attese della Banca d'Inghilterra. L'aumento è quasi interamente spiegato dal rincaro delle bollette energetiche domestiche, dopo il reset trimestrale dell'Ofgem (l'autorità britannica che regola i prezzi di gas ed elettricità). La componente core (cioè l'inflazione depurata da energia e alimentari freschi, considerata più stabile e indicativa delle pressioni interne) è rimasta invece sotto controllo, e l'inflazione dei servizi ha addirittura rallentato. La distinzione cruciale, secondo gli analisti di Lloyds, è tra effetto diretto dell'energia (che si vede già e si sa essere temporaneo) e la sua propagazione attraverso salari, aspettative e comportamento delle imprese (che è il vero pericolo e al momento non si vede). Il sondaggio Decision Maker Panel di agosto, condotto dalla stessa Banca d'Inghilterra su un campione di aziende, conferma: le aspettative di inflazione a un anno sono calate, la crescita attesa dei salari è stabile e molte imprese prevedono di assorbire i maggiori costi energetici comprimendo i propri margini di profitto, non scaricandoli sui prezzi.

Energia all'ingrosso: il rischio principale sul tavolo

Il vero elemento di novità dall'ultima riunione di luglio arriva dai mercati energetici all'ingrosso: i prezzi del gas naturale e del petrolio sono saliti sensibilmente al di sopra delle ipotesi usate dalla Banca d'Inghilterra per costruire le sue previsioni di luglio. Questo significa che la traiettoria dell'inflazione nei prossimi mesi potrebbe essere più alta di quanto previsto, soprattutto attraverso i carburanti, le future bollette domestiche e i costi delle imprese energivore. La curva a termine del gas naturale (cioè i prezzi che il mercato si aspetta per i mesi futuri) si è avvicinata in alcune scadenze brevi allo scenario avverso elaborato dalla BoE a luglio. Tuttavia, le scadenze più lontane restano relativamente ancorate, il che suggerisce uno shock più breve che permanente. La Banca d'Inghilterra non interverrà sui tassi solo per questo: se i prezzi dell'energia restassero elevati, il momento naturale per una rivalutazione completa sarebbe la riunione di novembre, quando sarà disponibile un nuovo ciclo di previsioni.

Mercato del lavoro e crescita: resilienza senza surriscaldamento

Il PIL del secondo trimestre 2026 è cresciuto dello 0,4%, un risultato leggermente migliore di quanto atteso dalla Banca d'Inghilterra. Anche i PMI di agosto (indici che misurano la fiducia e l'attività delle imprese manifatturiere e dei servizi: sopra 50 indicano espansione, sotto 50 contrazione) mostrano un'economia ragionevolmente solida in estate. Ma questa maggiore resilienza non si è tradotta in pressioni sui salari: la crescita delle retribuzioni nel settore privato è scesa al 2,8% nel secondo trimestre, in linea con le attese della Banca. L'occupazione misurata dalle buste paga rimane debole, le posizioni vacanti continuano a calare e la disponibilità di candidati è ancora elevata. Il quadro è quindi quello di un'economia più robusta del previsto, ma non abbastanza da innescare nuove pressioni inflazionistiche interne. Il Governatore Bailey, in audizione davanti al Comitato del Tesoro del Parlamento, ha anche messo in guardia dal considerare l'irrigidimento spontaneo delle condizioni finanziarie di mercato (mutui più cari, spread più ampi) come un sostituto dell'azione della banca centrale.

Il voto al MPC: chi vuole alzare e chi no

I tre membri favorevoli a un rialzo, Megan Greene, Catherine Mann e Huw Pill, si concentrano sul rischio di gestione: più a lungo i prezzi dell'energia restano elevati, maggiore è il pericolo che aspettative e salari si adeguino in modo difficile da invertire, rendendo necessario un intervento molto più brusco in futuro. I sei contrari al rialzo si appoggiano invece ai dati concreti: salari moderati, domanda di lavoro debole, nessuna evidenza di una spirale prezzi-salari in corso. Bailey e Ramsden hanno entrambi sottolineato la relativa benignità delle pressioni inflazionistiche interne, mentre Taylor ritiene che il 3,75% costituisca già un'assicurazione sufficiente in assenza di effetti di secondo round visibili (cioè, in assenza di segnali che il rialzo dei prezzi energetici si stia trasmettendo a salari e prezzi più in generale). Una maggioranza più risicata rimane possibile se un altro membro si sposta, ma il 6 a 3 rimane lo scenario centrale.

Quantitative Tightening: meno rimborsi, vendite attive sostanzialmente invariate

La vera novità operativa della riunione sarà la revisione annuale del programma di Quantitative Tightening (QT), cioè la riduzione del portafoglio di titoli di Stato acquistati dalla Banca d'Inghilterra negli anni di politica espansiva. L'Asset Purchase Facility (APF, il veicolo attraverso cui la Banca ha comprato quei titoli) vedrà il suo obiettivo annuale di riduzione scendere da 70 a 50 miliardi di sterline. Di questi 50 miliardi, circa 31 miliardi deriveranno da gilt (titoli di Stato britannici) che arrivano naturalmente a scadenza e vengono semplicemente non rinnovati (il cosiddetto passive runoff), mentre circa 19 miliardi proverranno da vendite attive sul mercato. Il calo del target riflette quindi principalmente un calendario di scadenze meno ricco nel prossimo anno, non una svolta verso una politica più accomodante. Le vendite si concentreranno sulle scadenze brevi e medie, evitando i titoli a lunga scadenza dove l'assorbimento da parte del mercato è più difficile e i term premia (il premio che gli investitori chiedono per detenere titoli a lunga scadenza, visto il maggiore rischio di durata) sono già elevati.

Implicazioni per i Mercati

I gilt britannici (titoli di Stato UK) di breve e media scadenza potrebbero restare sotto una certa pressione, dato che le vendite attive della Banca d'Inghilterra continuano e il rischio di un rialzo a novembre non è escluso se i prezzi energetici restano alti. La sterlina potrebbe muoversi in modo volatile attorno alla decisione del 17 settembre: un comunicato più cauto del previsto potrebbe indebolirla leggermente, mentre eventuali segnali di propensione al rialzo la rafforzerebbero. Per chi ha mutui a tasso variabile nel Regno Unito o prodotti legati al Bank Rate, la notizia è che non ci sono aumenti in vista nel breve, ma il livello attuale al 3,75% resterà invariato ancora a lungo. Il punto di controllo da segnare in agenda è la riunione di novembre, quando la BoE presenterà un nuovo ciclo di previsioni completo: se i prezzi del gas resteranno elevati e i segnali salariali si deteriorassero, quello sarebbe il momento più probabile per una rivalutazione della politica monetaria.

Grafici del Report
Chart 1: Views on the near-term inflation outlook are likely to be revised higher
Chart 1: Views on the near-term inflation outlook are likely to be revised higher
Cosa mostra: Il grafico mostra l'andamento dell'inflazione CPI del Regno Unito dal 2025 fino alle proiezioni per il 2027, con tre curve: quella storica effettiva (verde scuro), le previsioni della BoE di luglio 2026 (verde tratteggiato) e una proiezione stilizzata aggiornata che incorpora i rialzi energetici successivi a luglio (verde chiaro tratteggiato). I valori oscillano tra circa il 2,6% e un picco attorno al 3,8%, con la curva storica che scende fino a circa 2,6% nella prima metà del 2026 e poi risale verso 2,9%. Le proiezioni aggiornate mostrano un percorso leggermente più alto rispetto alle previsioni di luglio, soprattutto nella finestra settembre 2026, novembre 2026 e gennaio 2027.
Implicazione: Il grafico illustra visivamente perché la Banca d'Inghilterra dovrà rivedere al rialzo le proprie stime di inflazione a breve termine: l'energia ha già fatto salire il dato di luglio e, se i prezzi all'ingrosso restano elevati, i prossimi mesi seguiranno la curva più alta. Per chi investe in titoli di Stato o valuta britannica, questo significa che il rischio di un rialzo dei tassi rimane vivo, anche se non immediato: la BoE potrebbe agire a novembre se la traiettoria più alta si consolidasse.
Chart 2: Current energy prices present upside risks to the inflation outlook
Chart 2: Current energy prices present upside risks to the inflation outlook
Cosa mostra: Il grafico mostra il prezzo spot del gas naturale britannico (in sterline per therm, unità di misura del gas) e le curve futures (cioè i prezzi attesi dal mercato per i mesi futuri) dal 2024 al 2028. La linea verde storica sale da circa 0,50 sterline/therm nel 2024 fino a un picco di circa 2,00 sterline nel 2026, per poi ridiscendere secondo le aspettative di mercato. La curva tratteggiata etichettata 'BoE July forecasts conditioning path' (il percorso di prezzo del gas usato dalla BoE come base per le previsioni di luglio) è nettamente più bassa, intorno a 0,75 sterline per le scadenze future. La curva 'Current' è invece visibilmente più alta, segnalando che il mercato si aspetta prezzi del gas più elevati di quanto la Banca avesse ipotizzato.
Implicazione: Questo scarto tra le ipotesi della BoE e i prezzi reali di mercato è il principale motore di rischio al rialzo sull'inflazione: se il gas rimane caro, le bollette saliranno di nuovo e i costi di produzione delle imprese aumenteranno. Chi monitora l'inflazione britannica o possiede asset legati ai tassi UK (come gilts o posizioni sulla sterlina) dovrebbe prestare attenzione a come evolveranno i prezzi del gas nelle prossime settimane, perché da lì dipenderà l'entità della revisione nelle previsioni di novembre.
Chart 3: Labour market tightness continues to ease
Chart 3: Labour market tightness continues to ease
Cosa mostra: Il grafico a doppio asse mostra due serie dal 2002 al 2026: la crescita delle retribuzioni regolari nel settore privato (linea nera, asse sinistro in percentuale su base trimestrale annualizzata, con valori tra circa meno 2% e oltre 8%) e il rapporto tra posizioni vacanti e disoccupati (linea verde, asse destro, con valori tra 0,0 e circa 1,0). Il rapporto vacancies/unemployed ha raggiunto un picco superiore a 0,9 intorno al 2022 ed è poi sceso in modo marcato fino a circa 0,4-0,5 nel 2026, segnalando un chiaro allentamento della tensione sul mercato del lavoro. Anche la crescita salariale, dopo aver toccato picchi superiori all'8% nel 2022-2023, è tornata intorno al 2,8% nel 2026.
Implicazione: Questo grafico è la principale rassicurazione per chi teme una spirale salari-prezzi: il mercato del lavoro britannico si sta raffreddando su entrambe le dimensioni, meno posti vacanti e salari più moderati, il che riduce il rischio che l'inflazione energetica si trasferisca strutturalmente ai costi delle imprese e ai prezzi al consumo. Per la Banca d'Inghilterra, è la ragione principale per cui la maggioranza del Comitato si sente a proprio agio nel non alzare i tassi.
Chart 4: Annual pace of QT expected to slow again
Chart 4: Annual pace of QT expected to slow again
Cosa mostra: Il grafico a barre impilate mostra il volume annuale del Quantitative Tightening della Banca d'Inghilterra, espresso in miliardi di sterline, per ogni anno dal 2022 al 2030. Ogni barra è divisa in tre componenti: corporate bond (blu, presenti solo nei primi anni), vendite attive di gilt (verde scuro) e gilt in scadenza non rinnovati (verde chiaro). Il totale nel 2022 era di circa 35 miliardi, è salito fino a 100 miliardi nel 2023, per poi scendere progressivamente: nel 2026 la barra prevista è di circa 69 miliardi (49 di gilt in scadenza e 19,5 di vendite attive), mentre il 2027 scende a circa 57,5 miliardi (27,5 di scadenze e 30 di vendite). La barra per il 2026 è parzialmente in grigio, a indicare la proiezione in corso di revisione.
Implicazione: Il grafico mostra chiaramente che il rallentamento del QT nel 2026 non dipende da una scelta politica accomodante, ma dal fatto che semplicemente meno titoli arrivano a scadenza quest'anno. Le vendite attive restano sostanzialmente stabili, il che conferma che la Banca d'Inghilterra non sta cambiando rotta. Per chi opera sul mercato dei gilt, questo significa che l'offerta netta di titoli a breve e media scadenza continuerà, mentre la pressione sul segmento a lunga scadenza rimarrà limitata.